Esiste un termine che, sia per consuetudine sia per origine “storica”, rimanda a studi specifici e “settoriali” come quelli sul management, sulla leadership, sulla gestione aziendale e più genericamente, al “Problem Solving”, spesso confondendolo: questo termine è “Decision Making“.
Caratterizzato da un approccio “razionalistico” e analitico, il Decision Making “classico” è stato rivisto alla luce delle nuove scoperte e riletture della psicologia sociale sperimentale, dell’economia comportamentale e della neurofisiologia cedendo così all’ingresso, nella sua struttura disciplinare, dei processi emozionali.

NON "DECIDONO" SOLO I MANAGER...
Esiste quindi un “nuovo” Decision Making che, come vedremo, tocca e permea un panorama molto più ampio di facoltà, fino all’intera vita umana sia essa personale o sociale ; tutti noi prendiamo decine di decisioni al giorno, selezionando opzioni, risolvendo problemi e concretizzando comportamenti a prescindere dal ruolo sociale, dall’incarico professionale, dalla preparazione scolastica o dallo status economico e personale.
Ogni volta che esprimiamo una nostra preferenza o una nostra avversione (dalla scelta “superficiale” di una marca di caffè al rifiuto “consapevole” di un trasferimento lavorativo …) in realtà operiamo una scelta, selezioniamo cioè l’opzione soggettivamente (e non oggettivamente !) migliore rispetto alle alternative.
Il campo del “soggettivo” è proprio quello del Choice Making e non vi è modo di evitare un approccio di questo tipo dato il fatto, ormai scientificamente dimostrato, che non esiste possibilità alcuna di operare scelte o prendere decisioni puramente razionali che eludano l’influenza dei centri emozionali del cervello umano.

COME "SCEGLIE" L'INDIVIDUO ?
E c’è di più: decidere, o meglio, scegliere in base ad esperienza e/o informazioni ciò che è giusto e importante per noi (consapevolmente o no), altro non è che il processo principale di crescita dei nostri costrutti interni, delle nostre convinzioni, delle nostre mappe interiori, dei nostri valori e quindi della nostra identità.
Con un piccolo gioco di parole possiamo dire che “non decidiamo cosa scegliere ma possiamo solo scegliere cosa decidere“; naturalmente ciò non significa che dobbiamo arrenderci all’idea di essere in balìa di meccanismi che guidano la nostra vita indipendentemente dalla nostra volontà, ma che solo conoscendo questi meccanismi potremo davvero capire cosa succede dentro e intorno a noi fino, in ultimo, ad indirizzare la nostra volontà (o il nostro istinto) più consapevolmente.
Pensa ai miliardi di miliardi di “micro-scelte” operate dai singoli nel corso dei tempi (economiche, politiche, sociali) e pensa a come queste abbiano determinato la storia dei popoli…
…ecco che ti apparirà ulteriormente evidente l’inadeguatezza di un approccio tanto miope da relegare a pochi, ristretti ambiti lo studio dei meccanismi decisionali dell’uomo.
E veniamo ora alla “circolazione” e condivisione di quelle esperienze e informazioni: la Comunicazione.

IN CHE MODO IL CONTESTO INFLUENZA LE SCELTE ?
Consideriamone alcune diverse forme nei diversi contesti: interazioni di vendita, proclami politici, negoziazioni, comunicati pubblicitari, slogan di propaganda, colloqui diplomatici, sessioni di insegnamento, articoli giornalistici, rapporti medico-paziente e professionali in genere, summit internazionali, riunioni religiose, contrasti personali, familiari o sociali, gestioni manageriali…
…domanda: non è forse del tutto evidente che il risultato (inteso non come ottenimento del fine che il comunicatore si è originariamente prefissato ma come effettivo comportamento del ricevente) dipende dalle modalità con cui
a) il destinatario riceve l’informazione e
b) la elabora facendovi conseguire un’azione ?
Se è vero che “il significato della Comunicazione risiede nella Risposta che ne deriva” (tipica definizione usata in PNL che riprende e chiarisce il concetto di retroazione o “feedback” di Watzlawick), ebbene, allora è ancor più vero che (per quanto detto sopra) è il ricevente a “scegliere” il senso della comunicazione e a determinare lo specifico comportamento susseguente.

SI POSSONO "GUIDARE" I MECCANISMI (PROPRI E ALTRUI) DI FORMAZIONE DELLA SCELTA?
La “Pietra Angolare” del grande edificio della Comunicazione risiede proprio nell’identificazione dei meccanismi di formazione della scelta e degli elementi che la influenzano: questo è il “Choice Making”.
Il Choice Making è fortemente pragmatico: affianca, utilizza e sviluppa i numerosi studi circa le modalità di elaborazione e “mappatura” delle informazioni.
Quegli stessi studi, come accennavamo all’inizio, trovano oggi approfondimenti e straordinario progresso nelle nuove tecnologie di analisi e studio del cervello umano (come il Brain Imaging o Neuroimaging Funzionale) e nell’attenta rilettura di molti famosi esperimenti di psicologia sociale (oltre alla realizzazione di nuovi); a questo proposito basterebbe citare l’attività di ricerca delle facoltà universitarie del MIT, di Palo Alto, di Stanford, della Columbia di New York, di Berkeley, passando per Radboud in Olanda finanche a giungere in Italia a Verona e a Trento.
L’ elenco è parziale e la sua incompletezza non va certo addebitata al minor prestigio degli eventuali esclusi che invitiamo anzi a comunicarci il loro lavoro.
Il Choice Making proietta finalmente un cono di luce in quegli angoli del comportamento umano le cui dinamiche erano rimaste fino ad oggi sconosciute.
Questa summa di conoscenze rappresenta, secondo noi, patrimonio legittimo sia di chi voglia farne uso “attivo” (comunicatori, insegnanti, manager, politici, giornalisti, venditori ecc) ma anche, ed in particolare, di chi desideri ampliare la propria consapevolezza raggiungendo il notevole risultato di non essere più vittima involontaria ma attento partecipe della propria vita interiore, sociale e di relazione.
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NeoEtica – Chi siamo – Per le Aziende

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